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Anno nuovo

Anno nuovo: comunita' pastorale, cammina!

Abbiamo appena aperto il 2015 e possiamo darci un obiettivo: dare impulso e vigore alla Comunità Pastorale.

Una delle domande più sensate, quantunque critica, che ho registrato in questi primi mesi di
permanenza nelle tre Parrocchie della nostra Comunità, recitava pressappoco così: diteci a cosa serve, perché dobbiamo fare la Comunità Pastorale? La risposta potrebbe essere lunga,
diffusa e articolata. Credo che una pagina della Lettera di Papa Francesco Evangelii Gaudium offra una risposta sintetica e preziosa; la riporto:

"La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria. La sperimentano i settantadue discepoli, che tornano dalla missione pieni di gioia (cfr Lc 10,17). La vive Gesù, che esulta di gioia nello Spirito Santo e loda il Padre perché la sua rivelazione raggiunge i poveri e i più piccoli (cfr Lc 10,21). La sentono pieni di ammirazione i primi che si convertono nell'ascoltare la predicazione degli Apostoli «ciascuno nella propria lingua» (At 2,6) a Pentecoste. Questa gioia è un segno che il Vangelo è stato annunciato e sta dando frutto. Ma ha sempre la dinamica dell'esodo e del dono, dell'uscire da sé, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre. Il Signore dice: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!» (Mc 1,38). Quando la semente è stata seminata in un luogo, non si trattiene più là per spiegare meglio o per fare segni ulteriori, bensì lo Spirito lo conduce a partire verso altri villaggi.
L'intimità della Chiesa con Gesù è un'intimità itinerante, e la comunione «si configura essenzialmente come comunione missionaria». Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno. Così l'annuncia l'angelo ai pastori di Betlemme: «Non temete, ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc 2,10). L'Apocalisse parla di «un vangelo eterno da annunciare agli abitanti della terra e a ogni nazione, tribù, lingua e popolo» (Ap 14,6)". (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 21 e 23)

Io credo che una prospettiva di questo tipo ci aiuti a uscire da tante secche e questioni non centrali o addirittura distraenti. La CP non sostituisce la Parrocchia, non la assorbe; piuttosto la stimola a un'apertura necessaria, a ricordare e vivere al meglio il proprio compito: essere luogo di vicinanza (parà oikia: presso la casa ... di ciascuno) all'esperienza di umanità degli uomini e delle donne del nostro tempo, per offrire a ciascuno la gioia dell'incontro con il Signore. Diviene – la Comunità Pastorale – strumento per potenziare e valorizzare tutto quanto ogni singola Parrocchia già possiede e per supplire alle lacune che, necessariamente, soffre.
Primo passo, su cui concentrarci, sarà il rinnovo del Consiglio Pastorale della Comunità: il luogo in cui interrogarsi e riconoscere le vie migliori per questo cammino di uscita, le modalità e gli strumenti per realizzarlo. Ne riparleremo.

padre Enrico